HAZOP Chairman - Intervista con Fiorenzo Calò. | Risknowlogy

HAZOP Chairman – Intervista con Fiorenzo Calò.

risknowlogy 2017-06-19 Italia

Fiorenzo Calò ci racconta il suo ruolo per l’industria di processo in un’ottica presente e futura.

 

D. Lei ha un’esperienza 30ennale nel campo della Sicurezza di Processo (Process Safety), ha lavorato per importanti aziende in Italia e all’estero. Secondo la sua esperienza quanto è importante il lavoro che svolge per le aziende come Hazop Chaiman?

R.  La figura dell’Hazop Chairman è molto importante ai fini della corretta applicazione della metodologia HAZOP (Hazard and Operability Study) e, quindi, del conseguimento di una maggiore sicurezza dei processi e riduzione dei rischi ad essi connessi. L’HAZOP è una metodologia di analisi sistematica dei processi, basata su una attività di brain storming, effettuata da un gruppo di esperti nelle diverse discipline, che partecipano al progetto (ingegneri di processo, di progetto, strumentisti, personale operativo, ingegneri di manutenzione, ispezione e commissioning, nonché tecnici della sicurezza ecc.) dove sono anche rappresentate le parti coinvolte nel progetto stesso (contractor, cliente finale, licenziatari, vendors ecc.). Si tratta di una attività complessa e laboriosa, che comporta un notevole impegno di tempo e risorse. La missione principale dell’HAZOP chairman è quella di assicurare che il lavoro di analisi sia condotto in ottemperanza alla procedura di progetto ed agli standard internazionali applicabili. Il Chairman deve garantire che l’approccio sia sistematico, che nulla venga tralasciato e che tutti i membri del team diano ampio spazio alla loro esperienza per individuare e valutare in maniera dettagliata tutti quelli che potrebbero essere i rischi del processo, ed arrivare (eventualmente) alla definizione di ulteriori misure di sicurezza necessarie, in caso emerga l’esigenza di una ulteriore riduzione del rischio.

Un’altra funzione che il Chairman deve assolvere è quella della mediazione tra le parti. Spesso interessi ed esigenze possono essere contrastanti e fanno emergere tensioni e resistenze che devono essere sviscerate e mediate, per arrivare a ottenere una soluzione concordata che possa soddisfare tutte le parti in causa. Questo aspetto psicologico è fondamentale ed impegnativo, considerando anche il fatto che, normalmente, negli HAZOP team sono presenti membri provenienti da numerosi Paesi e vari Continenti, in numero significativo (si va da 7-8 a 15 membri e oltre), ciascuno con la propria cultura e le proprie esigenze, sia in campo tecnologico che “umano”.  Si deve avere sempre in mente, comunque, che il fine ultimo dell’attività è quello di ottenere un processo più sicuro e più affidabile. Questa attività mi piace, proprio perché unisce i requisiti di approfondita competenza tecnica alla capacità di gestione di un team e di mediazione fra persone normalmente diversissime tra loro.

D. E se la figura dell’ Hazop Chairman non ci fosse?

R. La metodologia Hazop è strutturalmente e relativamente semplice, ma l’applicazione è molto, molto più complicata e solo un chairman esperto è in grado di garantire l’applicazione sistematica del processo. Non a caso, in particolare per progetti complessi, clienti e contractors richiedono la partecipazione di HAZOP chairmen con esperienza pluriennale e riconosciuta.  In ogni caso, la metodologia, così come definita dagli standard internazionali, richiede la figura del chairman. Va aggiunto che un altro dei requisiti dell’HAZOP chairman è l’estraneità al progetto, per cui deve (o dovrebbe) essere sempre una “terza parte indipendente”.

D. Come valuterebbe l’implementazione/attuazione della gestione della Sicurezza di Processo, nell’industria di oggi?

R. Sicuramente si sono fatti passi da gigante negli ultimi 30 anni, se pensiamo anche ai maggiori incidenti accaduti negli anni ottanta (Piper Alfa, Chernobil, Bhophal, ecc.). C’è stato un affinamento delle metodologie e sono cresciute le esigenze in materia di sicurezza sia da parte dei produttori che delle società di ingegneria. Inoltre sono state sviluppate normative che, oggi, stanno raggiungendo livelli di maggior dettaglio, con requisiti sempre più stringenti. Ormai possiamo notare che a livello globale c’è un allineamento nell’approccio ingegneristico ai progetti, da parte degli attori dell’industria.

D. E in Italia? Pensa sia più avanti, più indietro o allineata agli altri paesi?

R. In Italia possiamo osservare il raggiungimento di standard molto elevati per quanto riguarda gli aspetti di sicurezza dei progetti. Direi che i progetti sviluppati in Italia possono garantire standard di sicurezza molto elevati.

D. Come affrontano le aziende, le attività di (a) analisi dei pericoli e dei rischi e (b) gestione della sicurezza funzionale?

R. Nessuno oggi può prescindere da queste attività, però, molto spesso c’è la tendenza, nell’ottica della riduzione dei costi, a cercare di minimizzare alcune attività che richiederebbero maggiore investimento. Purtroppo, le valutazioni e gli studi di sicurezza richiedono tempi e sforzi notevoli, ma, per essere davvero efficaci, devono essere applicati in maniera sistematica e approfondita. D’altra parte, un impianto sicuro è anche un impianto più affidabile.

D. E in questo caso cosa succede?

R. Si tratta di mediare, molto spesso riusciamo a ottenere i migliori risultati perché anche clienti e Società di Ingegneria si rendono perfettamente conto dell’importanza di soddisfare le esigenze di sicurezza, che alla fine consente una attività produttiva più efficiente ed affidabile. In caso di incidente, a parte il danno finanziario, la posta è alta in termini di potenziali perdite di vite umane; di danni all’ambiente; di reputazione, che incide come rischio sulle attività di business. In proposito si può citare una frase di Trevor Kletz, che si può considerare il Padre della Process Safety: “if you think safety is expensive, try having an accident”. C’è comunque, al giorno d’oggi, una consapevolezza maggiore circa la necessità di avere impianti sicuri, anche perché il ritorno in termini economici e di reputazione è importante. Incidenti come quello recente di Texas City producono impatti in termini di immagine e reputazione delle compagnie, che dimostrano quanto sia importante curare questi aspetti.  

D. L’educazione è qualcosa che appartiene all’essere umano, come tutti sappiamo la famiglia, la scuola e la vita stessa, contribuiscono alla formazione di un individuo e quindi a determinare le sue scelte. Sappiamo che siamo ancora lontani dal pensare che la gestione della sicurezza funzionale possa essere frutto di una forma educativa. Lei pensa ci siano sufficienti stimoli e sensibilizzazione al riguardo? Cosa manca?

R. Molte metodologie sono state introdotte e dal punto di vista tecnico e tecnologico siamo arrivati a un livello molto alto di sofisticazione e di attendibilità, per sviluppare e operare progetti industriali complessi. Ma dal punto di vista educativo, a livello umano, bisogna ancora lavorare molto affinché si sviluppi una forma mentis che possa colmare questo gap e ognuno possa sostenere il ruolo proprio, nei confronti della sicurezza di processo. Alla fin fine possiamo avere un impianto perfetto ma se non siamo pronti ed educati a utilizzarlo adeguatamente tutto quello che c’è a monte non basta. Da qui l’importanza di associare alla sicurezza dell’”hardware” un adeguato e funzionante “sistema di gestione della sicurezza di processo”.

D. Qual’ è la motivazione che l’ha portata a voler essere un Hazop Chairman certificato?

R. Dopo l’esperienza acquisita ho sentito l’esigenza di posizionare e valorizzare il mio profilo. Il mio curriculum lo dimostra, ma una certificazione è un processo formale, effettuato con criteri oggettivi da una “terza” parte indipendente che rende dimostrabile questa esperienza, garantendone la professionalità e l’attendibilità.

D. Ci può descrivere la sua esperienza per ottenere la certificazione con Risknowlogy?

R. Ho fatto una ricerca tra varie organizzazioni a livello mondiale. Ho trovato che alcune rilasciavano un certificato di avvenuta formazione, a seguito di un training specifico, ma la mia maggiore esigenza era di avere un certificato che attestasse le competenze e l’esperienza acquisita nel corso degli anni. Poi ho trovato Risknowlogy che, tra le varie possibilità, rilascia un certificato di competenza come Hazop Chairman basato proprio sull’esperienza acquisita e dimostrabile. In sostanza si è trattato di verificare la sussistenza dei vari requisiti richiesti (adeguata formazione, certificati di referenze, prove dei lavori svolti come Hazop Chairman ecc.). È stata un’esperienza impegnativa, svolta mediante un processo rigoroso che si è concluso con un’intervista condotta da un esperto, che è entrata nel dettaglio della mia esperienza e conoscenza. Tutto questo mi ha positivamente impressionato, anche perché, se fosse bastato inviare qualche foglio di carta per ottenere il certificato, non mi sarei sentito così soddisfatto…

D. Qual è la sua visione del futuro riguardo il suo lavoro e il settore, se consideriamo  che la sicurezza degli impianti è sempre più necessaria e imprescindibile?

RPurtroppo l’attuale situazione nel settore petrolifero non è delle migliori. Bisogna dire  però, che questo è un andamento ciclico…, per cui, in un’ottica di crescente necessità per l’industria, sia di essere allineata a determinati requisiti standard, che di ottenere un processo il più possibile sicuro e affidabile, mi fa ben sperare che della figura Hazop Chairman ci debba essere una richiesta crescente in divenire, così come vedrei anche, una maggiore applicazione delle metodologie della sicurezza di processo anche a settori diversi, quali il settore della chimica fine, farmaceutica, alimentare ecc.